E cosi fu. Il vento portò con se l’ultimo respiro di quell’attimo che solo loro due avevano conquistato, in quell’aura di negatività che il cielo aveva portato sopra di loro e che aveva reso i loro cuori infranti dagli innumerevoli lampi che li trafiggevano e che li facevano sprofondare in un lungo sonno seguito da un lungo, lungo, lungo sogno, nel quale si rivedevano bambini, quando in riva ad un fiume pescavano con un ramoscello ed un vermetto preso chissà dove, e poi incidevano sulle cortecce degli alberi lì vicino le iniziali dei loro nomi intrecciati in due teneri cuori trafitti a loro volta da due frecce di cupido. La splendida creatura cieca concepita dall’ipocondria, la quale fa lacrime. Amare. Scorrevano senza senso. Trattieni. Sii forte. Inutile. Almeno per una volta sentirsi liberi. Di amare. Di soffrire. Senza senso. Andare avanti. Ancora una volta. Per soffrire ancora. Sicuramente. Andare avanti. Perché. Domande senza risposta. Nuvole. Pesanti. Piove. Ancora. Sopra di me. Sopra di te. Sopra di noi. Dentro. Infezione dell’anima. Senza cura. Ferita irreparabile. E io la stuzzico. Lui partì nel buio nella notte. Senza pensare. Con il solo scopo di incontrarla. Aveva paura del rifiuto del no, quando si ritrovo sotto un lampione aspettando che lei arrivasse. Ma niente. Incominciò a pensare, pensare, pensare. Non ce la faceva più. Era stufo dei soliti pensieri. Inutilmente e scioccamente aspettava con il suo mazzo di fiori comprato per lei. Lei che era tutto per lui. Il sole che splendeva. Paura degli altri. Di lei. Di loro. Del mondo. E della città. Però lui di più. Di più. Andava avanti per la sua strada. Senza scarpe. Scalzo. Tagliandosi sanguinante andava avanti per la sua lei. Perchè era innamorato ma non di lei. Non di lei lei. Ma di lei oltre. Di quella lei che sta oltre tutte le donne. Quella lei diversa. Diversa e unica nell’universo. Quel punto che non ruota mai intorno a me. Che splende soltanto come un diamante, quello che è per sempre. Un diamante è per sempre. The bears. E invece un bacio è solo un apostrofo rosa tra le parole t’amo. Come diceva il mitico albertazzi. Ah! Albertazzi! Non sapevo facesse anche teatro. E poi un giorno ne incontri una. Una che non ti aspetti vista lì. Lì dove non saresti mai stato. A Genova.Lì nell’acquario dove i delfini ti sono a mezzo metro, dove puoi vedere la dolcezza fatta animale. Sigarette spente. Polmoni infuocati. Non si sopporta. Dolore intenso. Interno. Inestinguibile. Brucia. Brace spenta fuori. Infiamma l’anima. E distrugge. Tranne la speranza. Unica risorsa. Continuare ad ingannarsi. Senza senso. Ma sperare. In qualcosa. In qualcuno. In lei. Che torni. Ancora. Una volta. Per ricominciare. Ad amare. A soffrire. Ma per lei. Unico motivo di vita. Regalare l’anima ad una persona che non la vuole. E butta via. Senza capire. Ma continuare ad amare. Sperando che torni solo una volta. Solo un istante. Specchiarsi ancora una volta nei suoi occhi. Ed amare.
Scritto a 6 mani
M0nd0, Pecks & Fabiani
