Solo nella mia stanza. Solo con lei. Parla ma non capisco. È arrabbiata. Urla ma non sento. Piange. Guardo fuori dalla mia finestra. Mi giro e lei non c’è. Solo una porta che si chiude. Apro un piccolo cassetto ed estraggo un piccolo porta-pasticche. Alzo il piccolo coperchio ed osservo quelle piccole pillole bianche le cui piccole figure incise sopra mi osservano. Delicatamente estraggo Marylin e la infilo in bocca. Un nuovo mondo mi apre le sue porte. Ora le piccole figure mi salutano allegre. Ballano. Ridono. Urlano. Sono felici per me. Ritorno alla mia finestra. Dolce la città di notte. Ora la osservo con occhi diversi. E’ la stessa di prima ma non lo è più. I suoi attori mi appaiono nel loro vero aspetto. Assumono nuove caratteristiche, invisibili ad occhi pigri e frettolosi, impegnati più ad assecondare il loro quotidiano vagare piuttosto che ad osservare le bellezze notturne. Poi lei. La vedo. E’ appena uscita dal palazzo. La mia Dea. E’ infuriata. Piange. È più bella del solito. Non ricordo perché abbiamo discusso. Non l’ascoltavo. Piange sangue. È più bella del solito. Una tenue luce la circonda. Si ferma. Si guarda intorno. Piccoli puttini si dirigono verso di lei. Alcuni raccolgono in piccole ampolle i residui terreni del suo penare. Sacre reliquie. Altri la sollevano e la portano via. Lei si lascia trasportare. Non cammina. Scivola sul marciapiede, indegno di toccare i suoi piedi. L’aria si blocca mentre la Dea passa. La Dea di questa notte. La mia madonna nera. Sparisce. Il mio sguardo è chiamato altrove. Un gruppo di puttane al lavoro. Dispiegano lunghe ali nere e passeggiano. Dispensatrici di piacere, vendono ciò che l’uomo desidera. Angeli caduti impegnati a fare ciò per cui sono stati creati: dare sollievo e amore. Una macchina si ferma e un angelo nero si accosta. Le ali si ripiegano sul giovane corpo di una delle Veneri della strada. Apre lo sportello e monta. I fari, prima bianchi, puri, innocenti, ora sono occhi rossi, accesi dalla forza della passione o forse dalla gelosia di una moglie inconsapevole. Gli spazzini sono al lavoro. Le casacche arancioni risplendono alla luce di un pigro e assonnato lampione, stanco di quel lavoro noioso. Stanotte le casacche sono più luminose, quasi pittura di un quadro underground. Lunghe proboscidi apprezzano soddisfatte ciò che riluttanti bocche hanno scartato. In un vicolo dei giovani assalgono un ignaro passante e rivelano la loro vera natura: roditori che cercano di che nutrirsi. Lunghe code di topo fuoriescono ed occhi rosso sangue brillano nelle tenebre del vicolo. Percuotono il povero Cristo, consapevole della sua sorte. I roditori lo abbandonano lì, con le vesti stracciate, sanguinante a causa delle stigmate inflitte dai giovani parassiti. Questa è la sua fine. Crocifisso ad un cassonetto. Superficiali guardie passeggiano di fronte al vicolo, gettando pigre occhiate alla recente vittima sacrificale. Proseguono. In loro rivedo le stesse code e gli stessi occhi sangue. D’improvviso canti di gioia. Un gruppo di giovani ubriachi torna a casa. O forse cerca un nuovo luogo dove festeggiare una vita appena sotto il limite di sopportazione. Sulle loro teste troneggiano corone d’alloro. Piccoli satiri danzano intorno. Spargono petali dinanzi al loro cammino. Suonano cornamuse e flauti. Accompagnano il canto. Festeggiano con loro. Quei giovani posseggono tutta la saggezza di questo misero mondo. I puttini devono aver espletato i loro compiti. Sono tornati. Le vesti sporche di sangue divino. Un barbone dorme sotto un portico. Sopra di lui spargono incenso e addobbano la sua dimora con fiori freschi. Lo ricoprono con un maestoso manto rosso. Trattamento riservato ad un re. La vista è satura. Troppa bellezza. Distolgo lo sguardo. Ritorno all’opacità della mia tana. È rinata. Una nuova luce l’investe. Il sangue divino giace là dove Lei era passata. Dona linfa vitale ad un antro corroso dalla noia. Mi avvicino adorante. La mia mano si stende per baciare la sacra reliquia. Anch’io rinasco. Lo specchio riflette la nuova natura. Lunghe ali candide troneggiano alle mie spalle. Anche io angelo. Anche io schiavo. Anche io al servizio della sovrana di questo piccolo angolo di paradiso.
Un angolo di paradiso
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